lunedì 19 luglio 2010

Sardegna da Scoprire

DI JO

sardegna 

Di ritorno da una breve esperienza in Sardegna, mentre ancora sogno i paesaggi e il ritmo vacanziero, non riesco a non riflettere su alcune considerazioni. Sardegna, terra da scoprire! Se solo fosse possibile...

Non è una novità che stiamo parlando di una delle più belle, affascinanti e complete regioni d'Italia, oltre che di una delle più particolari: che si tratti di paesaggi, di specie faunistiche o della flora, oltre che in ambito sociologico e antropologico si trovano differenze, anomalie e unicità dell'isola in relazione al resto d'Italia. Negli anni '60 uno sceicco arabo di passaggio con il suo yacht nelle vicinanze del litorale nord orientale della Sardegna si accorse della incredibile bellezza di quelle zone e diede loro il nome Costa Smeralda per esaltare il particolare colore dell'acqua. Decise così di rendere possibile il sogno di vivere in quelle zone che all'epoca erano ancora disabitate e incontaminate dando vita al Consorzio Costa Smeralda e costruendo bellissimi villini e villaggi attrezzati che fossero ben inglobati dal contesto naturalistico circostante. Nei successivi 50 anni questo processo è andata avanti, molto avanti... Oggi l'inghippo è palese: di fatto la Costa Smeralda, ed anche altre zone della Sardegna come la Costa Paradiso, sono interamente coperte da aree residenziali lussuosissime e carissime che, in nome dell'esclusività, sono state vendute a facoltosi villeggianti di tutto il mondo. Il risultato è che è diventato impossibile per i turisti "comuni" e per i sardi stessi accedere in quelle zone sia perché economicamente non sono alla portata delle tasche di tutti, sia perché di fatto non esiste più spazio pubblico: nulla è a disposizione se non previo pagamento! Quello che si nota è un paradosso emblematico: esistono due realtà che cozzano profondamente tra loro... In una regione nei cui paesini dell'entroterra si trovano ancora le case con le porte aperte e le chiavi attaccate alla serratura sul lato della strada, nelle zone dei V.I.P. si vedono solo alte mura, cancellate, telecamere puntate ovunque, una sensibile presenza delle forze dell'ordine che vigilano sui possedimenti dei benestanti privati ed una lunga lista di auto ed imbarcazioni che raggiungono cifre difficili anche da scrivere visto il numero di zeri da cui sono composte. Il turista che si muove lungo la Costa Smeralda non riesce a vedere il mare se non quando sale sulle montagne limitrofe. Ci si ritrova tra sbarre che impediscono l'accesso a determinate zone e mura alte che cingono le case-fortezza. Ci si sente ospiti non graditi, quasi di disturbo...

Non è possibile scoprire la Sardegna, almeno non tutta, perché non è possibile l'accesso. Ma, una cosa grave da capire adesso è che il processo di privatizzazione di quella regione continua imperterrito e insaziabile. Non si limita alle zone da me citate, ma si estende a macchia di leopardo per tutta l'isola nella costante lotta per accaparrarsi il miglior panorama, la più bella spiaggia e fino alla più particolare roccia scolpita dal vento. Sono molte le componenti che io non riesco a comprendere di questa follia del desiderio del possesso, ma in particolare rimango sgomento nel rendermi conto che quando una bellezza naturale è libera allora essa è di tutti e tutti possono goderne, ma nel momento in cui viene privatizzata e contornata da recinzioni si effettua un profondo attacco nei confronti dell'umanità stessa e si creano profonde disuguaglianza che ledono la dignità umana. Mi spiego: una persona facoltosa avrà sicuramente un'auto più grande, una casa più lussuosa e dei vestiti di miglior fattura rispetto ad un'altra persona meno abbiente, e fin qui nessun problema, ma la differenza di classe diviene spropositata quando a causa della disparità di risorse la possibilità di godere della bellezze naturali o di fare il bagno in una determinata spiaggia diviene esclusiva di una sola classe sociale. Gli altri non sono forse ugualmente degni di vedere e comprendere lo sforzo della natura? oppure potrebbero rendersi conto di quanto l'uomo si sforzi per distruggerla? Ma queste considerazioni non vengono mosse così facilmente. Tutto è progettato in modo che, trovandosi di fronte a quanto vi sto raccontando, le emozioni che vengono suscitate sono quelle dell'invidia... della gelosia. Ci si trova a sospirare dicendo: beati loro!... quando invece dovremmo essere profondamente scossi e interdetti... In nome dell'esclusività e del turismo esigente, come viene chiamato, tutto in quelle aree pregiate ha un costo di gran lunga più elevato rispetto alle altre zone. Questo sia per ribadire il concetto che non si tratta di cose adatte a tutti e sia per dar forza al comune pensare che costoso sia sinonimo di qualità. Per questi motivi, forse, di tanto in tanto viene permesso che qualche zona sia comunque di pubblico accesso... ma solo dopo previo e cospicuo pagamento. Bisogna pagare il parcheggio, poi l'ingresso, poi l'accesso, poi l'usufrutto e via dicendo... ma tutti questi costi cornice non sono forse per l'esigenza dei sardi che cercano di guadagnare qualcosa dall'invasione degli euro portatori? Questa opzione sarebbe almeno comprensibile, ma non ha supporto: spesso le società che gestiscono questi flussi di denaro sono private, e non sarde, oppure comunali. Per farla breve di autoctono c'è solo la manovalanza. Eppure, stando alle norme di diritto tutto, ciò che è compreso nei confini territoriali è di proprietà statale e, sempre stando al diritto, lo Stato è un emanazione del popolo che ne è sovrano. Un semplice sillogismo socratiano porta dunque all'affermazione che tutto ciò che è compreso nei confini territoriali è del popolo... Ma così non è. Lo stato può vendere a privati senza nemmeno chiedere consenso ai legittimi proprietari. La nostra terra viene lottizzata, divisa, impacchettata e venduta. Noi veniamo a conoscenza di questo scempio solo a cose fatte e, ma non è questo il punto centrale, nemmeno veniamo risarciti. E' chiaro che dal momento che prendiamo coscienza del fatto che una parte dei territori venduti sono nostri ci aspetteremmo anche una parte degli introiti, ma non esiste cifra che possa ripagare il danno. Non esiste una distesa di euro che abbia il valore di una cala in Sardegna! Nei soldi non si fa il bagno; davanti ai soldi non si rimane in contemplazione come succede davanti alle sculture naturali: gonfi di emozioni, con le palpitazioni, mentre si ansima e ci si sente in simbiosi con il nostro pianeta.

Rimango perplesso. Possiamo fare ancora qualcosa per bloccare tutto ciò, per rallentarlo almeno. Dobbiamo alzare la voce e dire che non ci piace, che non va bene, non siamo d'accordo. Porre la questione a tutti e rendere il problema caro ad ognuno di noi. Decidere con più cura per chi votare e costringere i nostri amministratori a trattare diversamente questi argomenti. Ci stanno rubando una cosa che ci appartiene, la natura ha fatto a noi dono di alcune bellezze che ci vengono sottratte indebitamente. I sardi non possono non vedere e far finta di nulla, noi tutti dobbiamo essere stizziti da quanto accade

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9 commenti:

  1. Tutto vero a parte il fatto che le orde di turisti senza soldi, cafoni e arroganti che di questi tempi invadono la mia isola stanno facendo molti più danni di quelli che, giustamente, racconti tu ... allora... sono confusa ... la mia rwazione a caldo è: a fora is allenis, tottus !!!

    Rita

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  2. Matteo Zaccherini21 luglio 2010 00:58

    Tra progetti di centrali nucleari e pale eoliche stanno rovinando questa bellissima terra naturale.. Perfino Bertolaso si è intascato i soldi per ripulire una spiaggia che è ancora piena di detriti inquinanti... In verità in questa società che punta al consumismo e al progresso non frega più niente a nessuno di salvare quel che resta del nostro patrimonio naturale. Ed è vero che anche i turisti inzozzano spiagge e litorali... Ma vedo che anche i sardi non sono da meno nelle zone in cui ci sarebbe la raccolta differenziata e, per pigrizia, buttano la mondezza nei canali... Insomma tutto il mondo è paese: non pensiamo che quella che sporchiamo e che non rispettiamo è la nostra terra!!!!

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  3. Vivo la stessa cosa come abitante limitrofo alla Costiera Amalfitana, devo fare il bagno dove approdano i traghetti, in pozze di mare piene di carburante. Per fare un bagno di un'ora non vale la pena di pagare somme esagerate per una sedia ed un ombrellone che non uso, eppure non esiste un fazzoletto di mare pulito per chi non ha una barca. le zone di mare più pulite sono recintate e prezzolate. Quando vado in Inghilterra, godo della natura e del sole come non mai, perché sono accessibili al popolo. Quando sono a Salerno, resto chiusa in casa.

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  4. Dopo 600 anni di bugie, dopo 150 di servilismo, dopo 60 anni di plagio mediatico e violenza culturale, sono maturi i tempi.
    Costruiamoci un futuro migliore, non cambieremmo mai le cose combattendo la realtà esistente, dobbiamo costruirci un modello migliore. Una Repubblica sovrana.
    Con il federalismo “nordista” che avanza i primi di Settembre si discute una mozione storica per la nostra Regione “l’independentismo”.
    http://www.regione.sardegna.it/j/v/491?s=143450&v=2&c=1489&t=1
    I grandi partiti unionisti, autonomisti o federalisti che dir si voglia, sono contrari.
    Il Popolo Sardo dopo anni di attesa ha una possibilità di sciogliere qualche catena. Aio se iniziamo oggi tra 20 siamo liberi!

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  5. Facciamo un po' di ordine mentale:
    Rita dice "la mia isola" - cosa vuol dire? Una terra non dovrebbe avere padroni! Trovo molto più sardo l'autore di questo articolo che molti miei vicini di casa che ogni giorno attraverso la loro indifferenza stuprano la terra che ci ospita. Sardo non è chi nasce in Sardegna, ma bensì chi la ama per quello che è!
    Un Sardo nato in Sardegna

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  6. Ma che presunzione Fabio: ti attacchi alle parole per cosa? si capisce benissimo cosa vuol dire la frase "la mia isola" non certo perché me ne credo il padrone ... che stupidità darci contro, ma è tipico, preferiamo i foresieri, ci caliamo i pantaloni davanti a loro ma ci diamo contro l'un l'altro tanto facilmente ... ci hanno ben bene istruito e modellato gli stranieri, quelli si, che si sono impadroniti della "mia isola": dividi et impera !!!! perfetto, ancora sta funzionando alla grande nella "mia isola" Ciao a tutti

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  7. Mi attacco alle parole?! Allora perchè continui a fare distinzioni tra noi e chi viene da fuori (forestieri)? Dividi et impera... hai mai notato l'odio che c'è tra paesi vicini come ad esempio Gavoi e Ollolai? Perchè si odiano? Molto probabilmente per questioni antiche di proprietà del territorio. Ora quello che dico io è che per essere tutti uniti come vorresti tu bisognerebbe abbattere tutti i confini e tutte le proprietà e quindi non fare neanche distinzioni tra chi nasce nell'isola e chi no come i "forestieri", ma distinguere invece chi vuole stuprare il territorio da chi vuole vivere in armonia con l'ambiente circostante, che esso sia Sardo o meno!

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  8. Dai tempi del La Marmora la sorpresa di chi arriva in Sardegna non è cambiata! Da quando un ammiraglio inglese cannoneggiò l'ingresso delle grotte di Nettuno, nulla è cambiato nel senso peggiore delle cose.
    Chi ci vuole imbalsamare per renderci partecipi come comparse nel film a loro gradito, chi invece distrugge con i suoi atti di mala educazione!
    Spero proprio che i vari movimenti sardisti si uniscano finalmente in una unica grande forza per dettare NOI le regole!

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  9. Fabio...Non esiste più. Il tuo è un discorso obsoleto, Ti chiedo scusa. Ora i Sardi sono uniti. E' l'oppressione ad unirli. La miseria ed il bisogno sono i demoni che portano alcuni a svendersi. Dobbiamo attivare l'intelligenza empatica che abbiamo e ricominciare a valutare la dignità. Anche nei commenti.
    Orni Corda
    (mentre la nostra terra brucia)

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