martedì 10 novembre 2009

Siamo in 5000 Grazie a Te!

aiutaci a crescere

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Con una media di circa 100 utenti nuovi ogni giorno, la pagina Facebook di “Ecco Cosa Vedo” ha raggiunto 5000 utenti fissi in poco meno di due mesi dalla sua inaugurazione (5415 mentre scrivo). Un Grandissimo GRAZIE a tutti voi che contribuite a questo dilagante successo scrivendo commenti, condividendo i link o suggerendo la pagina ai vostri amici.

 

i principi che ci hanno permesso di crescere:

EDUCAZIONE: Una delle attività principali del gruppo è quella della creazione di un consenso più diffuso possibile verso le soluzioni dei problemi della società moderna, sia attraverso la rete che attraverso attività sul territorio.

SOLUZIONI: Ad ogni problema sollevato proponiamo anche una soluzione. Non ci fermiamo alla prima reazione istintiva dello sfogo di essere “contro”, senza proporre un alternativa pratica.

PRINCIPI: Si sensibilizza diffondendo i principi più basilari possibili, in maniera che possano essere condivisi da persone con teorie, dottrine, idee, pensieri e ideologie più diverse.

NON IDEOLOGICO: Il gruppo non è ideologico né partitico. Non si pubblicizza nessuna persona, organizzazione, ideologia o partito politico. Si sostengono solo i principi generali che portano alle soluzioni.

NON VIOLENTO: Rifiutiamo qualsiasi tipo di violenza. Allo scopo di creare un terreno il più fertile possibile per la ricettività e l’apprendimento, non incitiamo alla rabbia né all’offesa; vogliamo invece favorire la riflessione serena e la presa di coscienza.

PARTECIPAZIONE DIRETTA: Incoraggiamo una partecipazione sempre più diretta dei singoli alle soluzioni dei problemi comuni. Educhiamo nell’utilizzo degli strumenti per cooperare nella diversità, come l’Intelligenza Collettiva e la Web Democracy.

GESTIONE GRUPPI: Abbiamo un impegno centrale di educazione e consulenza sulla gestione delle dinamiche fra gruppi, su come liberare energia dal basso, come contrattare collaborazioni, come diffondere un iniziativa e acquisire visibilità.

 

COME CONTRIBUIRE:

si cercano altre persone per lo staff amministrativo della pagina. Unico requisito: stare spesso in rete.

Cerchiamo anche scrittori che vogliano dare visibilità ai propri articoli secondo i principi del Blog. Requisiti: Testi inediti, brevi, semplici e utili.

 

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lunedì 9 novembre 2009

Muri che Cadono (e muri che restano)

di anna mulattieri

Soldaten der Volkspolizei beim Errrichten der Mauer an der Sektorengrenze in der Sebastianstraße. Unter Aufsicht der Volkspolizei und der Nationalen Volksarmee (NVA) lässt die DDR-Regierung seit dem 13. August 1961 mitten durch Berlin eine Mauer bauen und riegelt damit den Ostsektor von den Westsektoren hermetisch ab. Durch die Mauer soll die 'Republikflucht' der DDR-Bürger verhindert werden. Die Zonengrenze zur Bundesrepublik wurde bereits seit 1952 auf ganzer Länge mit Stacheldraht und Minensperren abgeriegelt.

La sera del 9 novembre di vent’anni cadeva il Muro di Berlino: I cittadini di Berlino Est attraversavano pacificamente il Muro incontrando i cittadini di Berlino Ovest. Una frontiera di cemento e di filo spinato, lunga 166 Km per circa 4 metri di altezza, rimasta in piedi per 28 anni e che si poteva varcare soltanto a rischio della vita. Veniva sancita così la separazione tra i due blocchi contrapposti, sovietico ed occidentale, in lotta per la supremazia mondiale; Il Muro era il simbolo della Guerra Fredda e ha segnato una spaccatura destinata a perpetuarsi a lungo. Il suo crollo ha ridisegnato la storia, gli equilibri politici, le mappe geografiche e quelle culturali. Un evento di importanza straordinaria impresso nei ricordi di noi tutti, oggi abitanti di un Europa “unita e senza confini”.

Il paradosso principale di questi venti anni è che le barriere sono aumentate. E' quello che accade in zone di crisi, anche vicino a noi, come l'area balcanica che è divenuta simbolo di una società contemporanea che fa fatica a trovare soluzioni nella gestione della sua complessità, dove si trovano culture che si scontrano nello stesso ambiente. Si ha così la sensazione del sogno a volte tradito del superamento del mondo dei blocchi della guerra fredda.

ARCHIV - Arbeiter erhöhen die Sektorensperre an der Bernauer Straße in Berlin 1961. Fast Abend für Abend war es an diesem und anderen Mauerabschnitten zu Zwischenfällen gekommen. Am 13. August 1961 wurde die Mauer in Berlin gebaut. Foto: dpa (zu dpa-Serie Sechs Jahrzehnte vom 24.02.) nur s/w +++(c) dpa - Bildfunk+++

In questo senso possiamo parlare di una nuova epoca dove tutto ancora può essere confine, dai luoghi di culto alle bandiere e persino le memorie. I nuovi muri non sono una prerogativa balcanica, ma fanno parte della società del mondo cosiddetto democratico e dell’Europa stessa. Questi nuovi confini a volte sono materiali e rigidi, a volte immateriali ma forse ancora più difficili da superare. Sono i muri che dividono i popoli, quelli fra paesi ricchi e poveri, fra razze e tribù, fra cristiani, ebrei e musulmani. Tutte le relazioni sociali sono crisi e i conflitti sociali e relazionali si vivono fin dentro ai nostri condomini. Isolamento, paura e insicurezza fanno parte di uno stato di malessere del nostro modello di vita. Nelle nostre storie personali e familiari emergono le contraddizioni e i paradossi della nostra epoca: Fuori e dentro ai confini, cittadini o stranieri, inclusi o esclusi, a seconda del momento o del posto.

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Facciamo tesoro delle esperienze per arricchire la nostra cultura e il nostro percorso di vita collettivo. Abbattiamo questi muri e costruiamo al loro posto una convivenza con orizzonti di ampio respiro.

 

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giovedì 5 novembre 2009

Come Diffondere un Iniziativa dal Basso

…ed ottenere un consenso ampio

 

 

Per favorire le soluzioni dal basso ai problemi sociali bisogna avere un consenso molto ampio:
1. Diffondere Principi e non persone
2. Creare un ambiente che massimizzi l'apprendimento, senza rabbia né offese.

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mercoledì 4 novembre 2009

Il Crocifisso come Educatore

la libertà di religione

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ROMA - La presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche potrebbe essere facilmente interpretata dagli studenti di tutte le età come un simbolo religioso. Avvertirebbero così di essere educati in un ambiente scolastico che ha il marchio di una data religione. E’ una violazione della libertà dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni e della libertà di religione degli alunni. E' quanto ha stabilito oggi la Corte europea dei diritti dell'uomo su istanza presentata da una cittadina italiana. Ma il governo italiano ha presentato ricorso e, in caso di accoglimento, il caso verrà ridiscusso nella Grande Camera. Altrimenti la sentenza diventerà definitiva fra tre mesi. Durissime le prime reazioni, soprattutto nel centrodestra tra i cattolici.

Io mi domando: Ma la funzione educativa della scuola non dovrebbe essere quella di favorire il più possibile una intelligenza e una curiosità libera da influenze di parte? Dovrebbe fornire gli strumenti per sviluppare una mente consapevole che sia in grado poi, autonomamente, di affrontare tutte le domande che la vita gli presenta. La scuola italiana non avrà mica il ridicolo obiettivo di dimostrare, come per un teorema di matematica, la validità di una dottrina religiosa anziché  di un altra? Allora perché influenzare intere generazioni di ragazzi verso una religione piuttosto che un’altra?

La sensibilità spirituale non può essere acquisita copiando quello che fanno gli altri né tantomeno imposta. Non ha bisogno di sponsor e non è proprietà di nessuna dottrina.

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lunedì 2 novembre 2009

Diciamo No al Nucleare

PERCHE?

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Ha un tremendo impatto Ambientale

Il 70% dell’energia francese è prodotta dalle centrali elettriche nucleari. Il 40% di tutta l’acqua consumata in Francia è utilizzata per raffreddare i reattori nucleari. L’acqua riscaldata, espulsa dal reattore, inquina laghi e fiumi, già pesantemente colpiti da riscaldamento globale. Per costruire una centrale occorre una quantità enorme di cemento e la produzione di cemento è tra le causa del riscaldamento globale. Per estrarre e lavorare l’uranio fino a ricavare l’uranio arricchito da utilizzare nelle centrali, si utilizza tantissima energia. I benefici dal punto di vista ambientale, potenzialmente positivi sono di gran lunga minori se si considerano tutti i fattori che prendono parte alla produzione dell’energia nucleare.
Occorrono 7 anni per progettare una centrale nucleare e occorrono altri 7 per costruirla e per produrre energia. Poi occorrono altri 7 per recuperare l’energia spesa per costruire la centrale stessa. Quindi occorrono 20/21 anni perché una centrale nucleare diventi uno strumento produttivo. Vent’anni è decisamente un tempo troppo lungo perché siano utilizzate come soluzione al cambiamento climatico visto che la maggior parte degli scienziati concorda nell’affermare che i prossimi 8/15 anni saranno gli anni cruciali.


Ha un costo assurdo

Oggi ci sono 439 centrali nucleari nel mondo ed esse forniscono solo il 5% di tutta l’energia che produciamo. Per contrastare il cambiamento climatico l’industria nucleare si propone di produrre 20% dell’energia. Vuol dire che dovremmo mettere in costruzione 3 centrali nucleari ogni 30 giorni, anno dopo anno, per 60 anni. Ogni azienda pubblica che desidera costruire una centrale nucleare dovrà assumersi la responsabilità di smaltire i rifiuti. Dovrà accollarsi il costo di cercare una compagnia assicurativa che assicuri il reattore contro possibili incidenti. Inoltre dovrà includere nelle bollette dell’elettricità non solo i costi di costruzione delle reattore ma anche di smantellamento quando sarà inutilizzabile. Negli Usa abbiamo scoperto che lo smantellamento della centrale nucleare costa più della sua costruzione.
Quando Margaret Thatcher spinse la Gran Bretagna verso la privatizzazione del settore pubblico, mise sul mercato tutte le centrali di proprietà che aveva: a carbone, a gas e nucleari. Le vendette tutte tranne quelle nucleari, non ci fu alcuna offerta. Erano centrali già costruite e già operative ma gli investitori sapendo che avrebbero dovuto accollarsi i costi per lo smaltimento dei rifiuti e i futuri costi di smantellamento, capirono che non era un valido investimento.


L'Uranio sta finendo

Secondo l’agenzia internazionale per l’energia atomica si esaurirà nelle centrali nucleari tra il 2025-2035. Secondo l’agenzia internazionale per l’energia atomica le riserve d’uranio conosciute si esauriranno nelle centrali nucleari tra il 2025 e il 2035 e potranno garantire materiale fissile a prezzi accettabili al massimo per i prossimi ottantacinque anni, ma solo se la domanda di uranio non crescerà. E' impossibile smaltire le scorie La rivoluzione della tecnologia nucleare è iniziata sessant’anni fa e non sappiamo ancora come trasportare e smaltire gli scarti nucleari. Oggi la maggior parte delle scorie è conservata vicino alle centrali, in attesa di una soluzione per lo smaltimento. I governi sostengono che le scorie vanno sepolte in siti sotterranei molto profondi ma a tutt’oggi non esiste alcun sito funzionante. Negli Usa, sono stati spesi 18 anni e 9 miliardi di dollari per costruire un tunnel, sotto la montagna Yucca, in cui depositare i rifiuti con l’idea che ci sarebbero rimasti per 10.000 anni. Questo tunnel non è ancora aperto e sta già crollando con 10.000 anni d’anticipo…


E' altissimo il rischio di disastri nucleari

Poi c’è il problema del terrorismo, dell’uso militare e quindi del rischio disastro atomico. Sappiamo che un solo incidente sarebbe devastante: Le attività agricole della zona di Chernobyl saranno possibili solo fra duecento anni. L’aria dove esplose reattore quattro della centrale di Chernobyl sarà sicura fra 20.000 anni

 


ALTERNATIVE AL PETROLIO NON LEGATE AL NUCLEARE

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LE ENERGIE RINNOVABILI
Ue: entro il 2020 il 33% dell’elettricità sarà prodotta da fonti rinnovabili. Ogni miliardo di dollari investito in centraline eoliche crea oltre 3000 posti di lavoro (più del triplo rispetto alle centrali a carbone a quelle nucleari).


Eolico
Tre dei 50 Stati dell’Usa, Kansas, Texas e North Dakota, hanno energia eolica potenziale a sufficienza per soddisfare l’intero fabbisogno energetico del paese. Senza nemmeno toccare le risorse eoliche degli altri 47 Stati.


Solare
L’Algeria prevede di sviluppare 6000 MW di energia solare e di esportarla verso l’Europa con cavi sottomarini. Hanno programmato ciò perché intendono continuare a esportare energia anche quando non ci sarà più petrolio. Il deserto algerino che ricopre gran parte dell’Algeria, ha un’energia solare potenziale, che, se sfruttata, potrebbe alimentare il mondo intero. L’energia solare che colpisce la terra in un’ora è sufficiente ad alimentare l’intera economia mondiale per un anno!


Geotermico
L’Indonesia a 500 vulcani di questi 131 attivi. Ciò significa che c’è un enorme potenziale di energia geotermica molto vicina alla superficie. L’Indonesia ha annunciato la pianificazione di impianti geotermici capace di produrre 6800 MW. Di questi 4000 saranno prodotti da Pertamina, la società petrolifera indonesiana. La produzione di petrolio in Indonesia ha raggiunto il picco. Le società petrolifere però, con le loro competenze di trivellazione, hanno sviluppato notevolmente le competenze in campo geotermico e sanno che l’Indonesia può sostenere l’intera economia del paese con il geotermico. In Islanda il 90% delle case riscaldato con energia geotermica.


L’Italia
L’Italia è uno dei pochi paesi che vanta la possibilità di sfruttare tutte queste energie rinnovabili a pieno. Cerca su internet un installatore di pannelli fotovoltaici/pale eoliche vicino alla tua zona e chiedi un preventivo. Con gli incentivi e i finanziamenti il costo iniziale è pari a 0, e con la vendita dell’energia prodotta e non consumata, la rata si paga da sola. Inoltre una volta ammortizzato il costo, comincerai a guadagnare dalla vendita dell’energia!


Energia in rete
In Europa si discute circa una super rete elettrica che vada dalla Norvegia all’Egitto, dal Marocco alla Siberia occidentale, che riunisca le risorse energetiche rinnovabili europee: le risorse eoliche dell’Europa nordoccidentale, le risorse solari dell’Europa meridionale del Nord Africa, le risorse geotermiche dei paesi come l’Italia la Turchia. Dobbiamo produrre energia come produciamo informazioni attraverso la rete. Creata da noi stessi, rinnovabile, distribuita e condivisibile. Questo è l’unico futuro possibile.

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Fonti: “Terra Reloaded”
Dalle parole di:
Joseph Eugene Stiglitz: Nobel per l’economia 2001
Michael Pollan: Professore di Giornalismo presso la University of California
Jeremy Rifkin: Economista, attivista e saggista
Lester Russell Brown: Autore di “Plane B 3.0”
Mathis Wackernagel: Direttore di Global Footprint Network
Wolfgang Sachs: Professore al Wuppertal Institute

 

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mercoledì 28 ottobre 2009

Avere Tempo

verso Una Vita creativa

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Abbiamo già visto che nei paesi in cui le masse sono controllate c’è sempre un alto livello di stress. Come nelle sette a controllo mentale, uno dei perni centrali per massimizzare la manipolazione emotiva dei membri è che devono essere sempre tenuti occupati a fare qualcosa, senza avere abbastanza tempo per organizzarsi diversamente. Quindi, se vogliamo un certo livello di libertà, dobbiamo impegnarci a favorire degli stili di vita in cui viene garantito un sufficiente spazio a qualsiasi attività non pianificata, anche quelle non produttive. Nel mondo moderno si vive di corsa nella paura di perdere il modello di vita imposto dalla propaganda. Il possesso del superfluo diventa una fonte di tensione, figuriamoci dunque quale forza possono avere le pressioni mentali subite dalle persone che stanno nei gradini più indifesi della società, quelli che non hanno certezze nemmeno sui beni primari.

Il consumo è direttamente collegato al guadagno economico e quindi su larga scala al potere politico e mediatico. Infatti, la preoccupazione maggiore di chi ha interessi estesi a livello mondiale è che possa diminuire il consumo e quindi il potere di controllare il sistema. I Mass Media influenzati da gruppi privati, quindi, ci abituano fin da piccoli che la soluzione a tutti i nostri mali sociali è essere positivi e consumare di più. Lo schema in cui siamo immersi è quello del “Fare”: Diventiamo sempre più efficienti nell’ottimizzare i tempi, pianifichiamo e ci specializziamo senza però avere colto il senso profondo delle nostre azioni. Non abbiamo più la serenità di affrontare i problemi collettivi con una visione d’insieme perché la nostra principale preoccupazione è avere una sicurezza economica personale sempre più stabile e non essere tagliati fuori dal sistema. Ci sacrifichiamo così a fare un lavoro che non ci piace, sopportiamo pressioni psicologiche trascurando il nostro riposo e la nostra salute.

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Più viviamo in una situazione di urgenza e stanchezza e più le azioni che facciamo sono approssimative e senza troppa riflessione. Per noi è prioritario lavorare sempre di più, magari a condizioni sempre peggiori, piegandoci in nome dell’urgenza di reperire sufficiente denaro. La necessità di guadagnare viene utilizzata come la maggiore forma di ricatto per gestire le masse sotto una linea uniforme. In una situazione di paura i valori sbiadiscono e, chi riesce a rimanere a galla, anche sfruttando le persone più deboli, non viene esageratamente condannato. Le enormi tensioni e i disagi accumulati vengono sfogati incolpando chi è meno efficiente o chi non si sacrifica come abbiamo dovuto fare noi. In questa maniera contribuiamo a fare il gioco di chi vuole manipolarci, incoraggiando una vita misera e incompleta. L’energia che deriva dalla cooperazione viene ridotta al minimo determinando l’ambiente migliore per sfruttare le masse: quello del “tutti contro tutti”.

 

CONSUMIAMO MENO

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Come si risolve questo problema? Prima di tutto ripristiniamo le condizioni sociali che ci permettono di affrontarlo. Dobbiamo diffondere il consenso ad avere una parte consistente della nostra vita libera dalle occupazioni. E’ di fondamentale importanza ritagliarsi un tempo ben definito che non sia invaso da pressioni esterne. E, a meno che non facciamo parte di una classe sociale veramente agiata, questo spazio non può essere ricavato senza lavorare di meno. Alleggeriamoci del superfluo e Impariamo a spendere molto meno di quanto gli standard della vita sociale vorrebbero imporre. Allentiamo la morsa innaturale degli impegni e riprendiamo confidenza verso ritmi più naturali e consoni all’uomo. Nessuno si sforzerà per fornirci tale spazio, siamo noi che dobbiamo fermarci e costruircelo andando contro corrente e accettando quella dose di “rischio” che deriva dal non uniformarsi nelle consuetudini sociali.

Finché non affrontiamo la vita con il cuore e la mente calmi non ci daremo la possibilità di valutare la situazione d’insieme e organizzarci verso un cambiamento definitivo. Non possiamo uscire dalla routine in cui siamo immersi se ogni parte della nostra vita è già pianificata e ogni piccola deviazione dai binari la viviamo come un peso. Solo quando la mente non è occupata ci diamo la possibilità di affrontare la vita nella sua totalità, rivalutandone anche le basi, se necessario. Non è facile smettere di avere la mente piena delle certezze che ci hanno inculcato, ma quando accade, in quei momenti possiamo trovare qualcosa che ha più valore di un’intera vita passata a produrre: Possiamo uscire dal vecchio schema mentale e scoprire per la prima volta qualcosa di veramente nuovo, imprevisto e creativo.

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